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25 set 2025

Teatrino Trump e Von der Leyen stop petrolio russo
pubblicato da: Web Master

Teatrino Trump e Von der Leyen stop petrolio russo

Bruxelles – Trump bacchetta l’Europa, ma l’Ue si gode la sua presunta svolta sull’Ucraina. Secondo l’inquilino della Casa Bianca, Kiev “può riconquistare tutti i territori” occupati da Mosca, e allora passi pure in secondo piano l’Europa “imbarazzante” che acquista ancora il greggio russo e che rischia di morire se non interverrà “sull’immigrazione e sulle sue idee energetiche suicide”. Anzi, sul primo punto per Ursula von der Leyen il tycoon ha “assolutamente ragione” e Bruxelles “deve accelerare”. Magari con l’aiuto dello stesso Trump, che ha suggerito che potrebbe chiamare personalmente Viktor Orban per convincerlo a non mettersi di traverso.

A margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, i due leader si sono incontrati per quello che von der Leyen ha definito un “proficuo colloquio”. L’accento è stato posto in particolare sul sostegno all’Ucraina e sulle sanzioni per colpire l’economia della Russia. “Entro il 2027, l’Europa avrà voltato definitivamente pagina sui combustibili fossili russi”, ha promesso von der Leyen. I due avrebbero poi affrontato le “provocazioni del Cremlino, comprese le incursioni regolari nello spazio aereo europeo”, si legge in una nota diffusa dalla Commissione europea. “Si tratta di chiari tentativi di mettere alla prova la nostra risposta“, ha ribadito von der Leyen a Trump. Questa mattina, un portavoce della Commissione europea ha dichiarato che “l’impegno ora forte e significativo” degli Stati Uniti è frutto del “lavoro instancabile” di Bruxelles per “garantirne il coinvolgimento”.

Anche a costo di essere accomodanti nei confronti del partner atlantico. Archiviato il sanguinoso accordo sui dazi – in cui l’Ue si è impegnata a acquistare energia dagli Usa per 750 miliardi di dollari entro il 2028 -, Trump ha manifestato a più riprese la propria irritazione per il flusso non ancora del tutto reciso di greggio russo verso l’Europa. Fino a definirla, nel suo lungo intervento al Palazzo di vetro, “imbarazzante”. Von der Leyen ha spiegato che l’Ue ha “già ridotto in modo massiccio” le forniture di gas, “eliminato completamente” il carbone e “ridotto significativamente” le forniture di petrolio, ammettendo che quest’ultimo “continua ad arrivare nel continente europeo”. Ma ribadendo: “Vogliamo sbarazzarcene”. Nel breve punto stampa congiunto, von der Leyen ha rilanciato, annunciando che l’Ue vuole “mettere dazi doganali sul petrolio che entra” dalla Russia.

Ursula von der Leyen Donald TrumpLa presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente statunitense Donald Trump concordano l’intesa sui dazi, il 27 luglio 2025 (foto: Fred Guerdin via Imagoeconomica)

Nel 2024 l’Ue ha importato ancora 54 miliardi di metri cubi di gas e 13 milioni di tonnellate di petrolio dalla Russia. Secondo fonti Ue, gli Stati membri che importano ancora LNG russo sono Belgio, Paesi Bassi, Francia, Spagna, Portogallo. Dal gasdotto Turkstream, il gas russo continua a entrare in Grecia, Slovacchia e Ungheria. Queste ultime nel primo trimestre del 2025, avrebbero acquistato greggio russo rispettivamente per 1,1 miliardi e 1,2 miliardi di euro. Budapest e Bratislava beneficiano di una deroga al divieto di importazioni di petrolio russo, ma dovranno uniformarsi al calendario indicato dalla Commissione europea per estinguere tutti i contratti entro la fine del 2027.

Punzecchiata da Trump, la Commissione europea ha proposto, all’interno del 19esimo pacchetto di sanzioni, di anticipare il phase-out dall’LNG di Mosca al 31 dicembre 2026, un anno prima rispetto al calendario previsto da REPowerEU. Per approvare le sanzioni serve però l’unanimità dei 27. A New York, il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó avrebbe ribadito che l’Ungheria non rinuncerà alle forniture energetiche russe, nonostante le pressioni della Casa Bianca. Szijjártó ha chiuso: “Non possiamo garantire l’approvvigionamento sicuro per il nostro Paese senza le fonti di petrolio o gas russe”. L’Ungheria e la Slovacchia non hanno sbocchi sul mare e “si può acquistare solo l’energia che transita attraverso gli oleodotti che arrivano qui”, ha spiegato il ministro.

Trump ha dichiarato che “Orban è un amico” ed è parso fiducioso di poterlo convincere. “Questo è il suo piano di lavoro”, ha affermato oggi una portavoce dell’esecutivo Ue, “noi abbiamo il nostro”. La Commissione europea si è detta al contempo “pronta a facilitare qualsiasi accordo necessario con partner rilevanti”.

26/09/2025

25 set 2025

Novara, fotovoltaico. Meno 190 ettari di riso
pubblicato da: Web Master

Novara, fotovoltaico. Meno 190 ettari di riso

Si tratta di un progetto proposto da un privato alla Cascina Margattino per cui l’amministrazione comunale ha espresso parere negativo

L'attuale risaia

Impianto fotovoltaico da oltre 16mila metri quadri al posto dei campi coltivati a riso. È ciò che potrebbe succedere a Cameri attraverso un progetto proposto da un soggetto privato. Nello specifico si tratta di un progetto di un impianto a terra di potenza pari a 8,5848 MWp e relative opere di connessione alla rete denominato "Rf-Trecampi" alla cascina Margattino a ridosso della tangenziale di Cameri: percorrendo la tangenziale verso il Lago Maggiore l’area è ben visibile sulla destra, dove si scorgono campi di riso con al centro una cascina.

L’intervento impegna una superficie complessiva di 16,42 ettari di cui 10,84 interessati dall’impianto. Lì non si potrà coltivare riso per i prossimi 25/30 anni.

L’impianto rispetta i vincoli e le norme dato che l'iter di approvazione è iniziato il 22 maggio 2023, prima della legge del 12 luglio 2024 (divieto di installazione di nuovi impianti fotovoltaici a terra).

Al momento è stata avviata la conferenza dei servizi da parte della Provincia e i vari soggetti, pur con la consapevolezza che si tratti di un progetto privato, hanno potuto esprimere il loro parere, amministrazione comunale compresa.

Il progettoIl progetto

Il "No" dell'amministrazione comunale

"Non siamo contrari al fotovoltaico, siamo contrari al metodo. Ben venga l’energia rinnovabile, ma su aree di bonifica, non su aree che si possono compromettere, vedi i campi coltivati a riso" dice il sindaco Giuliano Pacileo.

"Tale situazione non favorisce e non tutela la biodiversità, - si legge inoltre in una nota dell’amministrazione locale - le mitigazioni ambientali, previste da progetto per ridurre l’impatto visivo e creare una fascia a verde di transizione tra l’intervento e il territorio agricolo circostante, su carta funziona ma purtroppo il cono ottico dalla tangenziale di Novara (strada Statale n.703 ), essendo questa sopraelevata, sommandosi con l’altro impianto attiguo su territorio novarese, anch'esso in fase autorizzativa, risulterà devastante, e non si tratterà di suggestione.

L’impianto di rete per la connessione a 15 KV attraverserà tutto il nostro paese da sud a nord nello specifico da Cascina Margattino si svilupperà sulla strada Provinciale 2 per Novara, via Gabardini, via Leonardo da Vinci, via San Biagio, via Matteotti, via San Giuseppe, via Massimo D’Azeglio, via Montimperiale sino ad arrivare alla cabina primaria nelle vicinanze della ditta Meritor".

Un intervento che creerà "danni di impatti acustico, disagi alla viabilità e alla sicurezza e anche danni ai sedimi stradali che se non adeguatamente ripristinati creeranno contestazioni con i cittadini cameresi a cui l’amministrazione dovrà rispondere, cosa già vissuta con la posa della fibra. Le disponibilità del bilancio comunale, inoltre, non consentono di affrontare nuove spese per interventi di asfaltature, non solo, queste opere andranno a vanificare quanto già faticosamente realizzato negli anni con denaro pubblico".

Fotovoltaico anche in altre zone della provincia

Proprio di pannelli fotovoltaici si è parlato nelle ultime settimane, con alcune prese di posizione. A Oleggio Castello per esempio è arrivato un "No" da parte di Legambiente e i pannelli sono stata tematica anche a Invorio.


25/09/2025

14 set 2025

Fotovoltaico: Australia tassa chi lo usa
pubblicato da: Web Master

Fotovoltaico: Australia tassa chi lo usa

Fotovoltaico, in Australia si tassa chi sceglie le rinnovabili. Ci saranno ripercussioni anche in Italia?

Nella prima metà del 2024, l'Australia ha imposto una tassa sugli impianti fotovoltaici per gestire il surplus energetico e prevenire la congestione della rete. Questa misura, sebbene impopolare, è stata adottata per affrontare problemi simili a quelli di altri Paesi. La prima metà del 2024 è stata segnata da un avvenimento paradossale per le fonti rinnovabili in Australia: ai proprietari di impianti fotovoltaici è stata imposta una tassa per immettere energia nella rete nazionale.

Questo provvedimento appare davvero illogico a coloro che hanno deciso di investire nelle fonti rinnovabili per avere energia pulita e, al tempo stesso, non sostenere i costi della rete. Il governo australiano ha stabilito questa misura per sostenere spese impreviste che, in realtà, interessano già Paesi come Germania, Olanda, Danimarca, Spagna e Portogallo e che potrebbero interessare anche l’Italia.

L’energia prodotta da fonti rinnovabili ha il pregio di avere un costo di produzione molto basso e di non derivare da combustibili fossili. Tuttavia, la gestione della produzione, non essendo costante, può a volte creare dei problemi. Infatti, in alcune stagioni, fasce orarie e a determinate condizioni meteorologiche, la produzione sarà scarsa, mentre in altre l’energia prodotta sarà in eccesso e difficile da ripartire. In Australia, ci si è trovati di fronte a un surplus di energia da gestire, che ha portato i prezzi dell’energia addirittura a livelli negativi. Le infrastrutture sono spesso incapaci di gestire la troppa energia prodotta, e il governo australiano ha introdotto la tassa per evitare il sovraccarico della rete e la conseguente congestione. Le inefficienze della rete stanno causando questo problema anche in Europa.

Ci troviamo, quindi, di fronte a una situazione paradossale: molti Paesi hanno stanziato incentivi per installare pannelli fotovoltaici e, a causa della grande adesione, ora non sanno come gestire l’energia prodotta, finendo per tassarla, come nel caso australiano.

Potrebbe accadere anche in Italia? Attualmente, in Italia, non è possibile avere prezzi negativi per l’energia, poiché non sono previsti dalla normativa nazionale del mercato. Tuttavia, con la condivisione delle regole di bilanciamento energetico europeo, il nostro Paese potrebbe presto trovarsi in una situazione simile a quella australiana e potrebbe introdurre una tassa sugli impianti fotovoltaici.

Articolo del luglio 24

14/09/2025

27 ago 2025

Palantir crea catene di uccisione
pubblicato da: Web Master

Palantir crea catene di uccisione


L'azienda di analisi di dati è molto vicina a Donald Trump e punta a espandersi in Europa e nel settore militare





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Elon Musk e Alex Karp, CEO di Palantir (AP Photo/J. Scott Applewhite)Elon Musk e Alex Karp, CEO di Palantir (AP Photo/J. Scott Applewhite)

Nella trilogia del Signore degli Anelli, i Palantíri sono delle sfere magiche grazie alle quali è possibile comunicare a distanza con chiunque ne stia osservando una a sua volta. Sono rarissime ed estremamente resistenti: il loro nome significa “coloro che sorvegliano da lontano”. È a questi oggetti magici che si deve il nome di Palantir Technologies, una delle aziende più controverse del settore tecnologico, le cui azioni sono aumentate in valore di cinque volte nell’ultimo anno, portandone la valutazione complessiva a 380 miliardi di dollari.

Palantir è stata fondata nel 2003 ma solo recentemente ha fatto parlare di sé, soprattutto per i suoi legami con il governo e l’esercito statunitense, e le sue ambizioni di espansione, che riguardano anche l’Europa. Anche per questo, attorno all’azienda circolano sospetti e timori crescenti, anche se in pochi sanno cosa faccia veramente. Oggi Palantir viene citata sia che si parli di intelligenze artificiali sia di sicurezza nazionale o sorveglianza. Ufficialmente, però, non fa nulla di tutto questo: Palantir si occupa di analizzare dati e di produrre software in grado di integrarli, unendo informazioni provenienti da fonti diverse in un unico archivio.

A rendere l’azienda particolarmente ricca, potente e inquietante è il legame sempre più stretto che ha creato in pochi mesi con l’amministrazione di Donald Trump. Un legame confermato da Trump stesso, che lo scorso luglio, nel corso di un incontro pubblico sulle intelligenze artificiali, ha commentato: «compriamo un sacco di cose da Palantir».

I prodotti di punta di Palantir sono due software chiamati Foundry e Gotham, che sono pensati per clientele diverse. Foundry è rivolto soprattutto a imprese private e permette di usare grandi quantità di dati per gestire meglio le giacenze di magazzino, gli ordini e la produzione industriale. Gotham, invece, è destinato ad agenzie governative, forze dell’ordine ed eserciti, e permette di analizzare e incrociare dati provenienti da reparti diversi. Entrambi sono sempre più diffusi negli Stati Uniti e ormai anche in Europa.

Questi software sono stati progettati per essere utilizzati anche da chi non ha competenze informatiche e per funzionare con i programmi già in uso nelle aziende o nelle agenzie. Una delle applicazioni più apprezzate di Gotham e Foundry è appunto la possibilità di unire archivi di informazioni da fonti diverse, eliminando i cosiddetti “silos di dati”, le barriere tecnologiche che separano le informazioni raccolte da reparti diversi. Una volta unificati, i dati possono essere analizzati grazie alle tecnologie di Palantir, che usa potenti intelligenze artificiali per individuare pattern invisibili tra le informazioni raccolte.

Quando a marzo Trump ha firmato un ordine esecutivo per richiedere alle agenzie federali di condividere tra di loro le informazioni, al centro della decisione c’erano proprio le tecnologie di Palantir. Dietro a quella che è stata presentata come una campagna per l’efficienza informatica, però, sono stati segnalati grossi rischi: secondo alcuni parlamentari del Partito Democratico, infatti, l’amministrazione vuole usare i software di Palantir per ottimizzare la persecuzione di immigrati e dissidenti politici.

A tal proposito, lo scorso aprile la rivista Wired ha rivelato che l’ICE (l’agenzia statunitense per il controllo delle frontiere e dell’immigrazione) ha pagato Palantir 30 milioni di dollari per un software, detto “ImmigrationOS”, in grado di monitorare la presenza di immigrati irregolari e di selezionare quali espellere dagli Stati Uniti.

Una delle principali accuse rivolte all’azienda è proprio quella di usare i cosiddetti big data (l’analisi di enormi moli di dati), le AI e le tecnologie per la sorveglianza per predire i crimini e chi li compirà. Questo tipo di operazioni, svolte soprattutto usando il software Gotham, avvengono senza alcun tipo di trasparenza e tutela nei confronti delle persone coinvolte, che spesso vengono “flaggate” (cioè segnalate) dall’algoritmo sulla base del loro profilo etnico o religioso.

Negli scorsi mesi, Palantir ha stretto accordi con il Pentagono e il dipartimento della Sicurezza nazionale, e con agenzie come la Social Security Administration e l’Internal Revenue Service (che si occupano rispettivamente di pensioni e fisco), che useranno Foundry per velocizzare e ottimizzare i loro processi. Poche settimane fa, Palantir ha vinto anche un appalto decennale da dieci miliardi di dollari con l’esercito statunitense.

L’azienda ha sempre avuto un rapporto privilegiato con il settore militare e della sicurezza nazionale: tra i suoi primi investitori ci fu In-Q-Tel, la società di investimenti della CIA, mentre uno dei suoi fondatori è Peter Thiel, già cofondatore di PayPal e punto di riferimento di quella parte di settore tecnologico vicina a posizioni trumpiane. Thiel fu tra i primi sostenitori pubblici di Donald Trump, sin dal 2016, e ha una forte influenza su molti altri imprenditori e CEO, tra cui Elon Musk.

A favorire l’ascesa di Palantir è stato proprio il dipartimento per l’Efficienza del governo (DOGE in inglese) voluto da Musk e nato per ridurre gli sprechi nelle spese governative. DOGE ha cancellato molti dei contratti che legavano il governo statunitense ad alcune delle principali società di consulenza del mondo, come Accenture, Booz Allen e Deloitte, in favore proprio di Palantir, che ha potuto accumulare enorme influenza in poco tempo.

Invece di sostituirle del tutto, Palantir ha preferito continuare a collaborare con le società di consulenza escluse da DOGE, a patto che usino i software dell’azienda: lo scorso giugno Accenture ha presentato un progetto per la formazione di mille dipendenti all’utilizzo di Foundry e anche Deloitte ha sottoscritto un accordo simile.

La vicinanza tra DOGE e Palantir è dimostrata anche dal fatto che alcuni membri del dipartimento sono arrivati proprio da Palantir, senza contare che Musk e Thiel si conoscono da più di vent’anni, avendo fondato assieme PayPal alla fine degli anni Novanta.

Grazie a queste relazioni spesso personali, Palantir è potuta diventare «lo sviluppatore di software di riferimento del governo» statunitense, come l’ha definita Wired. Dalla sua quotazione in borsa, avvenuta nel 2020, il titolo dell’azienda è cresciuto di più del 1.500 per cento, raddoppiando a partire da gennaio di quest’anno.

L’azienda è attiva anche al di fuori degli Stati Uniti, sulla base di principi politici piuttosto chiari. Secondo il suo CEO Alex Karp, Palantir segue una «visione consistentemente pro-Occidente» e ha come obiettivo la difesa dello stile di vita occidentale, che Karp ha definito «superiore». Palantir, quindi, non fa affari con Cina, Russia o altre nazioni ritenute ostili all’Occidente: secondo Thiel, l’azienda tratta solo con governi «più allineati e meno corrotti», anche perché «con le nazioni corrotte, non si viene pagati».

Oltre che con gli Stati Uniti, Palantir collabora con aziende britanniche, olandesi, tedesche, francesi, indiane e svizzere, tra le altre, e con un limitato numero di governi e forze di polizia o militari, tra i quali quelli di Israele, Germania e Regno Unito.

Recentemente Palantir è stata fortemente criticata per la sua collaborazione con l’esercito israeliano (IDF) e per il suo ruolo nella guerra di Gaza. Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, Palantir avrebbe contribuito anche allo sviluppo di Gospel e Lavender, due controversi sistemi informatici che l’IDF usa per identificare gli obiettivi da colpire tra la popolazione palestinese. Palantir ha smentito sostenendo che queste tecnologie fossero in dotazione all’esercito israeliano da prima dell’inizio della loro collaborazione.

Un recente report di Francesca Albanese, giurista e relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, ha accusato diverse aziende private di lucrare sulla distruzione di Gaza. Secondo Albanese, «vi sono ragionevoli motivi per ritenere che Palantir abbia fornito strumenti predittivi per l’attività di polizia, infrastrutture di difesa fondamentali per la costruzione e l’implementazione rapida e su larga scala di software militari» all’IDF.

Il software Gotham di Palantir viene utilizzato dalle forze di polizia di alcuni stati federati tedeschi (Baviera, Assia e Renania Settentrionale-Vestfalia), e in alcune contee nell’est dell’Inghilterra. In molti di questi casi ci sono state proteste e richieste di interrompere l’utilizzo del software dell’azienda, accusata di violare le norme vigenti sullo sfruttamento dei dati personali dei cittadini.

Nel 2023 inoltre, l’allora governo conservatore britannico firmò un accordo da 330 milioni di sterline con Palantir per la gestione dei dati nel National Health Service, il Servizio sanitario nazionale del Regno Unito, e la creazione di un nuovo archivio di dati. Il contratto fu criticato da molti attivisti e dall’associazione nazionale dei medici britannici per i legami dell’azienda con l’industria della sorveglianza militare. Secondo il Guardian, tra i dati sfruttati da Palantir ci sarebbero informazioni biomediche e mediche, dati provenienti dai social media, dalle geolocalizzazioni dei dispositivi personali, dalle schede SIM e dai droni di sorveglianza.

I legami tra Palantir e le forze di polizia statunitensi fanno discutere da ormai dieci anni: già nel 2017 il sito BuzzFeed News raccontò il travagliato rapporto tra l’azienda, all’epoca relativamente sconosciuta, e la polizia di New York, che era iniziato nel 2012. Quando la polizia decise di non rinnovare il contratto con Palantir in favore di un nuovo software sviluppato con IBM, Palantir fece il possibile per interferire e si rifiutò di consegnare una copia delle analisi dei dati effettuate sulla base delle informazioni fornite dal dipartimento di polizia.

Nonostante tutto, al netto dei molti contratti ottenuti in così poco tempo, c’è chi ritiene che il titolo in borsa di Palantir abbia un valore troppo alto, e sia trainato dall’entusiasmo nei confronti delle intelligenze artificiali, un settore di cui Palantir fa parte solo in modo tangenziale. Come ha scritto il Financial Times, «la crescita di Palantir è da sogno, la sua valutazione invece è pura fantasia».

“Catene di uccisione digitale”: il lato oscuro della tecnologia in guerra

The Cradle. Di Anis Rais. Palantir Technologies, Starlink e altri giganti della tecnologia stanno cogliendo l’opportunità di testare le applicazioni belliche dei loro prodotti sui civili di Gaza, trasformando la Striscia assediata in un banco di prova per la loro tecnologia?

Negli ultimi anni l’intersezione tra tecnologia e guerra è stata oggetto di critiche da parte dell’opinione pubblica, sollevando profonde questioni etiche e legali sull’uso militare statale di strumenti tecnologici avanzati. Il ruolo dell’analisi avanzata dei dati e dell’intelligenza artificiale (IA) nei conflitti moderni è oggetto di un attento esame, soprattutto quando sono in gioco le vite dei civili.

Con l’avanzare del genocidio a Gaza, l’attenzione si sta rivolgendo alle aziende le cui tecnologie potrebbero facilitare le atrocità quotidiane di Israele, tra cui la Palantir Technologies con sede negli Stati Uniti.

Mentre la Corte penale internazionale (CPI) interviene per affrontare le accuse di genocidio, i baroni della tecnologia che progettano e forniscono gli strumenti di guerra rimangono in gran parte incontrastati.

Dall’8 ottobre, oltre 37 mila palestinesi sono stati uccisi in un brutale conflitto che ha lasciato più vittime di tutte le altre guerre messe insieme negli ultimi due anni. Questa sconcertante perdita di vite innocenti ha rinnovato il controllo sulle tecnologie che prendono di mira erroneamente e sistematicamente i civili anziché i combattenti.

Palantir integrata in Israele.

Aziende come Palantir Technologies, guidata dal Ceo Alex Karp, sono implicate nel consentire alcune di queste atrocità. L’analisi avanzata dei dati e gli strumenti di intelligenza artificiale che presumibilmente forniscono un “bersaglio di precisione” stanno uccidendo in massa i civili e hanno trasformato la guerra in una campagna calcolata e sistematica di sterminio con scarsa supervisione umana.

Fondata nel 2003 da Karp e Peter Thiel, Palantir Technologies è cresciuta: da startup di analisi segreta dei dati è diventata una pietra miliare delle moderne operazioni militari e di intelligence. Inizialmente finanziati dal ramo di venture capital della CIA, In-Q-Tel, i prodotti tecnologici di Palantir sono diventati parte integrante di numerose agenzie governative statunitensi, tra cui l’Fbi, il Dipartimento della Difesa e vari dipartimenti di polizia.

Questo profondo coinvolgimento con l’intelligence e gli organismi militari statunitensi ha aperto la strada all’allineamento strategico di Palantir con Israele.

Il coinvolgimento del gigante tecnologico in Israele precede di molti anni i suoi accordi formali. La società aprì un ufficio a Tel Aviv nel 2015, in posizione strategica con vista su Rothschild Boulevard da un lato e Yehuda Halevy Street dall’altro.

Questa posizione sottolinea la profonda integrazione dell’azienda nell’ecosistema tecnologico israeliano. Lo stesso Karp ha evidenziato i forti legami di Palantir con Israele in un’intervista del dicembre 2023 su Fox Business, affermando: “Siamo molto conosciuti in Israele. Israele apprezza il nostro prodotto”.

Formalizzazione del partenariato.

La partnership tra Palantir e l’esercito israeliano ha iniziato a consolidarsi con un accordo formale firmato il 12 gennaio 2024 – tre mesi dopo l’inizio del genocidio dei palestinesi a Gaza – in seguito a una visita dei dirigenti dell’azienda in Israele, durante la quale si è tenuta la prima riunione del’anno del consiglio d’amministrazione a Tel Aviv.

Come ha dichiarato il vicepresidente esecutivo della Palantir, Josh Harris, “Entrambe le parti hanno concordato di sfruttare la tecnologia avanzata della Palantir a sostegno delle missioni legate alla guerra”, un eufemismo per ciò che è stato qualificato come abilitante per azioni genocide.

L’arsenale di strumenti tecnologici di Palantir – simili alle armi digitali di distruzione di massa – è attualmente utilizzato dall’esercito di occupazione, senza lasciare dubbi sulla complicità dell’azienda nel genocidio in corso.

La brutale realtà della precisione.

La recente carneficina a Rafah del 26 maggio, in cui Israele ha bombardato un campo profughi, uccidendo decine di palestinesi, e la morte di sette lavoratori della World Central Kitchen ad aprile durante gli attacchi aerei, evidenziano il brutale uso improprio della cosiddetta tecnologia di “precisione” di Palantir.

Il sistema TITAN dell’azienda, promosso come un modello di intelligenza artificiale altamente accurato progettato per migliorare la precisione del bersagli, incarna i problemi con le capacità di alta precisione dichiarate da Palantir. Sebbene non vi sia alcuna prova diretta che TITAN, nello specifico, sia utilizzato da Israele, le pretese tecnologiche dell’azienda sono parte integrante della sua offerta più ampia di prodotti, alcuni dei quali sono impiegati da Tel Aviv.

Commercializzato per fornire intelligenza utilizzabile in tempo reale e integrare i dati dei sensori per una precisione millimetrica, il sistema TITAN di Palantir è pubblicizzato per ridurre i danni collaterali. Tuttavia, a Gaza, il dispiegamento della tecnologia Palantir non ha impedito ma facilitato diffuse perdite e distruzioni civili. Le tragedie di Rafah e la morte degli operatori umanitari mettono in luce la grottesca ironia e il devastante costo umano di tale “accuratezza”.

La collaborazione ha profondamente integrato Palantir nell’infrastruttura militare israeliana, fornendo delle fondamenta tecnologiche o “digitali” per le brutalità a Gaza e negli altri Territori palestinesi occupati.

Titani della tecnologia in guerra.

Dato che Palantir è attiva in Israele dal 2015, la tempistica dell’accordo strategico, soprannominato “Partnership for Battle Tech”, all’inizio del 2024, solleva seri interrogativi.

Si è trattato di una mossa calcolata da parte della Palantir per utilizzare il conflitto intensificato come un’opportunità per testare i propri modelli di intelligenza artificiale sui civili, trasformando Gaza in un raccapricciante banco di prova per la loro tecnologia? Questo suggerimento getterebbe un’altra ombra oscura sull’etica di Palantir, implicando che la loro strategia aziendale potrebbe comportare lo sfruttamento della sofferenza umana per il progresso tecnologico.

Il profondo coinvolgimento di Palantir nelle infrastrutture militari israeliane fa parte di un modello più ampio e preoccupante di tecnologia per la guerra. Questa connessione si estende a un altro gigante della tecnologia: Starlink di SpaceX, guidato da Elon Musk. Comprendere questa intricata relazione è fondamentale per capire come i conflitti moderni siano sempre più guidati da tecnologie avanzate sviluppate da società private.

In Ucraina, la collaborazione tra Palantir e Starlink illustra chiaramente il profondo impatto della tecnologia integrata sulla guerra. I modelli di intelligenza artificiale di Palantir forniscono all’esercito ucraino l’analisi dei dati essenziali, trasformando le immagini grezze provenienti da droni, satelliti e rapporti di terra in informazioni utilizzabili in tempo reale.

Questo processo, che Karp, CEO di Palantir, definisce in modo agghiacciante una “catena di uccisione digitale”, è diventato centrale nella strategia di difesa dell’Ucraina, consentendo bersagli precisi e valutazioni sul campo di battaglia. Allo stesso tempo, Starlink di Elon Musk garantisce una comunicazione ininterrotta per le forze ucraine, mantenendo un flusso continuo di informazioni critiche vitali per la guerra moderna.

La guerra in Ucraina, ovviamente, si è rivelata catastrofica, con perdite militari ucraine che si sono accumulate in cifre sorprendenti, il tutto mentre il presidente Volodymyr Zelenskyj – nonostante l’assistenza di tecnologie all’avanguardia da parte dei baroni della tecnologia – e i suoi alleati nelle capitali occidentali fingono il contrario.

Ora, la guerra di Israele contro Gaza sembra stia precipitando in un pantano simile. Il primo ministro Benjamin Netanyahu, come Zelenskyj, sembra politicamente distaccato dalle cupe realtà militari sul campo, contando, a quanto pare, sulla falsa illusione di controllo fornita dai baroni della tecnologia attraverso un supporto tecnologico “sofisticato”.

La controversa approvazione di Starlink a Gaza.

Il 12 gennaio il governo israeliano ha approvato l’uso dei servizi Starlink presso l’ospedale Al-Shifa di Gaza, apparentemente per scopi medici.

Questa approvazione non dovrebbe essere vista come un gesto puramente umanitario. Essa getta invece le basi per un’altra potenziale insidiosa integrazione tra Palantir e Starlink, rispecchiando la loro collaborazione in Ucraina.

Abilitando la comunicazione satellitare avanzata, l’approvazione di Starlink a Gaza sostiene potenzialmente le operazioni militari, suggerendo l’istituzione di una “catena di uccisione digitale” dietro la foglia di fico degli aiuti umanitari.

Il brutale assedio dell’ospedale Al-Shifa da parte delle forze israeliane, e le gravi atrocità contro i civili e il personale medico, contraddice nettamente qualsiasi presunto intento altruistico dietro lo spiegamento di Starlink. Dopo un assedio di due settimane terminato il 1° aprile, l’ospedale Al-Shifa è stato in gran parte distrutto e centinaia di palestinesi morti sono stati trovati dentro, intorno all’ospedale e anche in fosse comuni.

La domanda sorge spontanea: questa approvazione altamente pubblicizzata di Starlink a Shifa è stata una morbida salva di pubbliche relazioni che ha gettato le basi per integrare i prodotti dell’azienda nelle operazioni militari israeliane all’interno della Striscia di Gaza? I tempi e il contesto di questi sviluppi sollevano interrogativi inquietanti sulle reali intenzioni sia di Starlink che di Tel Aviv.

Entra Musk.

La visita altamente pubblicizzata di Musk in Israele, il 27 novembre 2023, dove ha incontrato Netanyahu, è stata ben lungi dall’essere un semplice evento diplomatico. Musk, che ha meticolosamente coltivato un’immagine di campione della libertà di parola attraverso l’acquisizione della piattaforma di social media X – un ruolo che coltiva come un’armatura scintillante accuratamente realizzata su misura – si è trovato intrappolato in una dimostrazione di propaganda orchestrata da Israele.

Questo scenario ricorda il mito di Icaro, che, nonostante il caldo, volò troppo vicino al sole con ali fatte di cera e piume.

Allo stesso modo, il coinvolgimento di Musk con Netanyahu e il governo israeliano, in mezzo al crescente controllo sui crimini di guerra, minaccia di distruggere la sua immagine meticolosamente costruita. In retrospettiva, con l’intensificarsi delle indagini della CPIC sui crimini di guerra, questo incontro getta una lunga ombra sulla personalità attentamente coltivata di Musk.

Ritenere responsabili i dirigenti tecnologici.

Recenti azioni legali, come il caso nel Regno Unito intentato dal Centro internazionale di giustizia per i palestinesi (Icjp) contro i ministri britannici, evidenziano il crescente sforzo per portare i responsabili a rispondere sul genocidio.

Tuttavia, figure di spicco del settore tecnologico rimangono evidentemente in disparte. Ma perché? Questa situazione rispecchia il perseguimento giudiziario di individui nella Germania nazista che hanno reso possibile l’Olocausto attraverso le loro capacità tecnologiche e logistiche di sostegno, sottolineando la necessità di una responsabilità globale nei tempi moderni.

Gli statuti della Corte penale internazionale (Cpi), del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia (Icty) e del Tribunale penale internazionale per il Ruanda (Ictr) riconoscono esplicitamente varie forme di complicità. Questi includono il favoreggiamento, che comprende la fornitura degli strumenti necessari e il sostegno per commettere crimini di guerra e genocidio.

Questo quadro giuridico implica che i dirigenti tecnologici, le cui innovazioni facilitano la violenza su larga scala, dovrebbero essere ritenuti responsabili ai sensi del diritto internazionale.

L’intersezione tra tecnologia avanzata e guerra, guidata da potenti magnati della tecnologia, illustra una realtà agghiacciante: gli strumenti progettati per connettere e proteggere vengono riproposti per distruggere e devastare. Peggio ancora, sembra che i campi di guerra come Gaza siano visti come terreni di prova relativamente privi di rischi per questi sistemi tecnologici. È tempo di rendere le collaborazioni commerciali con il genocidio un’impresa ad alto rischio, e tali sforzi devono iniziare in tribunale.

27/08/25

24 ago 2025

Euro digitale: UE sceglie blockchain pubblica
pubblicato da: Web Master

Euro digitale: UE sceglie blockchain pubblica



Introduzione: Euro Digitale e Nuova Competizione Globale

L’arrivo dell’euro digitale rappresenta una svolta significativa per la finanza europea e globale. L’Unione Europea da anni investe nello sviluppo di una valuta digitale europea per rispondere alle trasformazioni indotte da criptovalute, stablecoin e, più recentemente, dalle spinte provenienti da altri grandi player mondiali, come gli Stati Uniti. La recente approvazione di una legge sulle stablecoin in America ha impresso un'accelerazione decisiva sul progetto dell’euro digitale.

Secondo le informazioni riportate dal Financial Times, la discussione al centro delle istituzioni europee — in primis la BCE — coinvolge ora l’ipotesi di scegliere una blockchain pubblica europea per supportare la nuova moneta digitale sovrana, in diretto confronto con tecnologie già affermate come Ethereum o Solana. Una decisione che pone l’Europa all’avanguardia nella corsa delle valute digitali delle banche centrali e che potrebbe definire i nuovi equilibri finanziari del prossimo decennio.

Il Contesto Internazionale: Sfida tra Euro Digitale e Dollaro Digitale

Negli ultimi anni il dibattito sulle valute digitali delle banche centrali (central bank digital currency Europa) si è intensificato su scala globale. Gli Stati Uniti hanno compiuto passi decisi per lanciare una versione digitale del dollaro, mentre la Cina è già in una fase avanzata con lo yuan digitale. In questo scenario, l’Unione Europea non può permettersi di restare indietro: la competitività globale e la sovranità monetaria sono in gioco.

La recente legge stablecoin Stati Uniti euro ha spostato l’attenzione degli osservatori internazionali: se da un lato si intende regolamentare le ingenti movimentazioni di stablecoin legate al dollaro, dall’altro si innesca un effetto domino che coinvolge direttamente anche la BCE e il lancio euro digitale UE. L’opzione di adottare una blockchain pubblica, anziché una soluzione privata o consortile, rappresenta una risposta innovativa per bilanciare trasparenza, inclusività e resilienza tecnologica.

Stablecoin e Legge USA: Come Cambiano gli Equilibri

L’approvazione della legge americana sulle stablecoin segna un punto di svolta. Le stablecoin — criptoasset ancorati al valore di valute reali, tipicamente il dollaro — sono diventate strumenti di pagamento e riserva di valore sempre più utilizzati a livello globale. Gli Stati Uniti, nel tentativo di mantenere la loro leadership, hanno quindi definito una disciplina ad hoc per garantire sicurezza e controllo sulle nuove forme di moneta digitale.

Per la BCE e l’Unione Europea questa mossa rappresenta anche un campanello d’allarme: senza un intervento deciso sul fronte della valuta digitale europea, il rischio è che la domanda globale si sposti ulteriormente verso strumenti ancorati al dollaro — marginalizzando l’euro non solo come moneta commerciale, ma anche come riserva negli scambi digitali del futuro.

Il richiamo al confronto dollaro digitale euro è quindi centrale: Bruxelles intende evitare che il sistema finanziario europeo diventi periferico nello scenario delle central bank digital currency. Da qui l’accelerazione sul progetto e la necessità di soluzioni tecnologiche solide e interoperabili.

Il Ruolo dell’Eurotower e della BCE nel Progetto di Moneta Digitale Europea

Al centro della partita c’è la Banca Centrale Europea. L’Eurotower lavora formalmente dal 2021 al progetto euro digitale, coinvolgendo esperti, stakeholder, banche commerciali e autorità regolamentari. L’obiettivo è ambizioso: creare un nuovo strumento di pagamento digitale, accessibile, sicuro e capace di rafforzare l’autonomia strategica dell’Europa.

Nel dettaglio, la BCE valuta vari modelli di governance e controllo:

  1. Blockchains private a controllo centralizzato, con accesso riservato a operatori finanziari selezionati.
  2. Infrastrutture pubbliche e open source, come Ethereum e Solana, note per la loro trasparenza, scalabilità e sicurezza.

La discussione, resa più urgente dalle evoluzioni legislative americane, vede una prevalenza crescente della seconda opzione, che promette maggiore trasparenza, interoperabilità e fiducia da parte di cittadini e imprese. La scelta tra privato e pubblico si incrocia inoltre con la volontà della BCE di contrastare efficacemente i rischi di dollarizzazione digitale.

24/08/25