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07 lug 2025

Brics senza Cina e proni all'Occidente
pubblicato da: Web Master

Vertice BRICS senza Cina e proni all'occidente

Vertice Brics senza Cina (né coraggio). Condannati attacchi a Gaza e Iran, ma i Paesi emergenti girano le spalle a Kiev


Brics

Non passerà alla storia come una svolta nell’ordine mondiale il vertice dei capi di Stato e di governo dei Brics in Brasile. La Dichiarazione di Rio de Janeiro, sottoscritta al termine dei lavori dai rappresentanti degli undici Paesi che oggi compongono il blocco delle economie emergenti, si è distinta per toni cauti, formule generiche e un chiaro intento di evitare frizioni con gli Stati Uniti su tutti i dossier affrontati.

Nel complesso, si è registrata una difesa del multilateralismo dai toni accomodanti. Le critiche alla guerra dei dazi lanciata da Donald Trump sono risultate attenuate, forse su impulso cinese. In questo senso, si è fatta sentire l’assenza del presidente cinese Xi Jinping che, probabilmente per non compromettere il dialogo in corso con Washington, ha preferito non associare il proprio nome a un testo che, seppur con prudenza, contiene critiche alle politiche statunitensi. La dichiarazione, in ogni caso, si è limitata a esprimere “serie preoccupazioni per l’aumento di misure tariffarie e non tariffarie unilaterali che distorcono il commercio e sono incompatibili con le regole dell’Organizzazione mondiale del Commercio”.

La cautela ha prevalso anche sulla questione iraniana. Alla fine, i Brics hanno “condannato gli attacchi militari contro la Repubblica Islamica dell’Iran dal 13 giugno 2025” ed espresso “profonda preoccupazione per l’escalation successiva della situazione di sicurezza in Medio Oriente”, senza però citare esplicitamente né gli Stati UnitiIsraele. Sul fronte europeo, la dichiarazione ha certificato invece la decisione dei Brics di voltare le spalle all’Ucraina, condannando “nei termini più forti” soltanto gli attacchi contro ponti e infrastrutture ferroviarie nelle regioni russe di Bryansk, Kursk e Voronezh “che hanno deliberatamente preso di mira civili, causando numerose vittime tra cui bambini”, senza menzionare l’invasione russa.

L’unico passaggio più deciso ha riguardato Gaza, dove i Brics, ribadendo “profonda preoccupazione per la situazione nel Territorio palestinese occupato, di fronte alla ripresa di attacchi continui di Israele contro Gaza e all’ostruzione dell’ingresso di aiuti umanitari nel territorio”, hanno fatto appello al rispetto del diritto internazionale, “condannando tutte le violazioni del diritto internazionale umanitario, incluso l’uso della fame come metodo di guerra” e “i tentativi di politicizzare o militarizzare l’assistenza umanitaria”. È stato poi riaffermato con forza il sostegno alla soluzione a due Stati nel rispetto dei confini del 1967, considerata “l’unico mezzo” per garantire pace e stabilità.

Riconoscendo la leadership delle superpotenze del gruppo, Brasilia e Nuova Delhi hanno rilanciato il proprio protagonismo nella riforma dell’Onu con il malcelato obiettivo di ottenere un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza. “Sottolineiamo la registrazione del sostegno di Cina e Russia” per un maggiore protagonismo di Brasile e India in questo organo dell’Onu, andando incontro alle “legittime aspirazioni dei paesi emergenti e in via di sviluppo dell’Africa, Asia e America Latina, inclusi i paesi del Brics”.

In ambito economico, la dichiarazione ha richiamato la necessità di una riforma delle istituzioni di Bretton Woods (Fondo monetario internazionale e Banca mondiale), chiedendo “un aumento delle quote dei paesi emergenti e in via di sviluppo”. Come contrappeso, i Brics hanno rilanciato la loro Nuova Banca di Sviluppo (Ndb) evidenziando il suo “ruolo crescente di agente robusto e strategico di sviluppo e modernizzazione nel Sud del mondo”, grazie alla capacità di “mobilitare risorse”, “espandere il finanziamento in valuta locale” e sostenere progetti che “riducano le disuguaglianze”.


Le pressioni statunitensi, accompagnate da pesanti minacce di ritorsioni da parte di Donald Trump, hanno frenato ogni slancio sul progetto di una valuta alternativa al dollaro per gli scambi intra-Brics. Il blocco non ha comunque abbandonato l’iniziativa, spinta soprattutto dal presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, che tuttavia ha dovuto accontentarsi di una dichiarazione d’intenti sul “rilancio dell’Iniziativa di Pagamenti Transfrontalieri del Brics” e “l’impegno nella ricerca di meccanismi di finanziamento in valute locali accettabili”.

Sul fronte ambientale, i Brics hanno riaffermato l’impegno a “combattere il cambiamento climatico e promuovere uno sviluppo sostenibile giusto e inclusivo”, confermando il pieno sostegno all’Accordo di Parigi, alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti climatici (Unfccc) e alla presidenza brasiliana della Cop30 a Belém. Alla dichiarazione principale si sono affiancati, per la prima volta, tre documenti aggiuntivi: la Dichiarazione-quadro sul Finanziamento climatico, quella sulla Governance globale dell’Intelligenza Artificiale e la Partnership per l’eliminazione delle malattie determinate socialmente. Un successo marginale della diplomazia brasiliana, che però non è riuscito a risollevare il bilancio modesto del summit carioca.


05 lug 2025

Approvato in senato vac neonati e donne incinta
pubblicato da: Web Master

Approvato vac virus sinciziale bambini, donne incinta

Virus sinciziale. Ministero Salute: “Dal 2025/2026 monoclonali nel calendario vaccinale e vaccino per donne in gravidanza”


Il Ministro Schillaci ha annunciato in Aula alla Camera nuove misure per contrastare il virus respiratorio sinciziale (RSV), con particolare attenzione a neonati, donne in gravidanza e anziani. Tra le iniziative, l'introduzione di anticorpi monoclonali nel calendario vaccinale e la previsione di un vaccino per le donne in gravidanza nella stagione 2025-2026. Stanziati 50 milioni di euro per garantire l'accesso universale all'immunizzazione dei neonati.

02 LUG -

Il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha risposto oggi pomeriggio in Aula alla Camera al question time ad un'interrogazione presentata da Simona Loizzo (Lega) riguardo le iniziative per promuovere la vaccinazione contro il virus respiratorio sinciziale (RSV). Schillaci ha sottolineato l'importanza di proteggere le fasce più vulnerabili della popolazione, tra cui anziani, donne in gravidanza e neonati, evidenziando i dati preoccupanti relativi all'incidenza dell'RSV:
- 290.000 casi annui negli over 60, con 26.000 ricoveri e 1.800 decessi;
- 25.000 ricoveri annui nei bambini sotto i 5 anni, rappresentando quasi la metà delle ospedalizzazioni respiratorie in quella fascia di età.

Il Ministro ha illustrato le misure già adottate, tra cui l'intesa sul Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2023-2025, che prevede l'inserimento degli anticorpi monoclonali per la profilassi. Con la circolare n. 9486 del 27 marzo 2024, le regioni sono state informate sulle strategie di prevenzione dell'RSV. Attualmente, in Italia sono autorizzati due anticorpi monoclonali per nati prematuri e neonati, e tre vaccini per adulti e donne in gravidanza; un ulteriore vaccino sarà disponibile dal 2025.


Il 18 luglio 2024, il NITAG ha dato parere positivo all'introduzione dei monoclonali per neonati nel calendario nazionale, con offerta attiva a tutti i nuovi nati. Il 17 ottobre 2024 è stata sottoscritta l'intesa per l'accesso universale dei neonati all'immunizzazione contro l'RSV, con uno stanziamento di 50 milioni di euro a valere sul Fondo sanitario nazionale.

I primi dati, provenienti dal Veneto, indicano una riduzione del 74% dei ricoveri correlati all'RSV e una diminuzione dei trasferimenti in terapia intensiva dal 16% al 10%.

Per la stagione 2025-2026, è prevista l'introduzione del vaccino per le donne in gravidanza, offrendo una doppia protezione per madre e bambino. Il Dipartimento della prevenzione ha avviato le azioni necessarie per l'aggiornamento del calendario nazionale di immunizzazione per l'RSV, con l'obiettivo di garantire un accesso tempestivo e capillare alla vaccinazione per neonati, donne in gravidanza e adulti. Le regioni Sicilia e Molise hanno già iniziato, di propria iniziativa, la somministrazione del vaccino materno, dimostrando la collaborazione tra centro e periferia.

Schillaci ha concluso affermando: “Proteggere i più fragili non è solo un dovere istituzionale, è un imperativo morale. Il virus respiratorio sinciziale ha fatto danni per troppo tempo; ora abbiamo gli strumenti per fermarlo e li useremo tutti”.

Di seguito la risposta integrale del ministro Schillaci.

"Ringrazio l'onorevole Loizzo e gli altri deputati firmatari per aver sollevato una questione che tocca direttamente le fasce più vulnerabili della nostra popolazione. Parliamo di anziani, donne in gravidanza, neonati, persone che meritano la massima protezione dal nostro sistema sanitario. Il virus respiratorio sinciziale non è un nemico da sottovalutare. I numeri che avete citato nell'interrogazione sono eloquenti: 290.000 casi l'anno negli over 60, 26.000 ricoveri, 1.800 decessi. E poi ci sono i bambini: 25.000 ricoveri annui sotto i 5 anni, quasi la metà di tutte le ospedalizzazioni respiratorie in quella fascia di età.

Ma arriviamo al punto centrale della vostra domanda. Stiamo già agendo. Il 2 agosto 2023, in sede di Conferenza Stato-regioni, abbiamo sancito l'intesa sul Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2023- 2025 sul calendario nazionale vaccinale: non è solo un documento burocratico, è la nostra strategia per proteggere gli italiani, con la possibilità di inserire anche gli anticorpi monoclonali per la profilassi. Con la circolare n. 9486 del 27 marzo 2024 abbiamo informato le regioni sulle strategie di prevenzione del virus respiratorio sinciziale. Oggi in Italia sono autorizzati 2 anticorpi monoclonali per nati prematuri e neonati e 3 vaccini per adulti e donne in gravidanza; dal 2025 ce ne è uno ulteriore.

Il 18 luglio 2024 il NITAG ha dato parere positivo, con l'introduzione dei monoclonali per neonati nel calendario nazionale, con offerta attiva a tutti i nuovi nati. Il 17 ottobre 2024 abbiamo sottoscritto l'intesa per l'accesso universale dei neonati all'immunizzazione contro l'RSV, con uno stanziamento di 50 milioni di euro a valere sul Fondo sanitario nazionale. Non sono solo cifre, sono vite che proteggiamo.

I primi dati ci dicono che stiamo andando nella direzione giusta. Dal Veneto arrivano numeri incoraggianti, con una riduzione del 74 per cento dei ricoveri correlati all'RSV; e non solo ci sono meno ricoveri, ma ci sono anche meno casi gravi. I trasferimenti in terapia intensiva sono scesi dal 16 al 10 per cento.

La vera novità è per la stagione 2025-2026. Accanto all'anticorpo monoclonale per i neonati avremo anche il vaccino per le donne in gravidanza: una doppia protezione, madre e bambino.

Il nostro Dipartimento della prevenzione ha avviato le azioni necessarie per l'aggiornamento del calendario nazionale di immunizzazione per l'RSV, come previsto dal Piano nazionale di prevenzione. L'iter richiede i tempi tecnici necessari per una corretta attuazione. Non improvvisiamo quando si tratta di salute pubblica, ma non stiamo fermi ad aspettare. Sono in corso valutazioni puntuali per definire una strategia vaccinale che garantisca, già per la campagna 2025-2026, un accesso tempestivo e capillare a neonati, donne in gravidanza ed adulti. Due regioni, Sicilia e Molise, hanno già iniziato di propria iniziativa con il vaccino materno; è la dimostrazione che il sistema funziona e che c'è collaborazione tra centro e periferia.

Onorevoli, la risposta alla vostra domanda è: sì, stiamo adottando tutte le iniziative necessarie, con i fondi, con le intese e con l'aggiornamento del calendario vaccinale, perché proteggere i più fragili non è solo un dovere istituzionale, è un imperativo morale. Il virus respiratorio sinciziale ha fatto danni per troppo tempo; ora abbiamo gli strumenti per fermarlo e li useremo tutti".

La replica di Loizzo. Grazie, Presidente. Volevo ringraziare, a nome del gruppo Lega, il Ministro Schillaci, non soltanto per la qualità della risposta e, quindi, per l'assoluta concretezza della programmazione della campagna vaccinale 2025-2026 per il virus respiratorio sinciziale, ma per tutte le attività che sta facendo e, soprattutto, per l'attenzione che ha il Ministro Schillaci a raccogliere le esigenze che vengono da tutti i territori, anche le regioni che sono più disagiate o che hanno sistemi sanitari regionali più forti. È questa l'opera che noi ci aspettavamo dal Ministro Schillaci ed è questa l'opera che il Ministro Schillaci sta portando avanti, garantendo l'omogeneità di servizi sanitari regionali su tutto il Paese


17 apr 2025

Ddl sicurezza.I servizi segreti contro il popolo
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 Ddl sicurezza. I servizi segreti contro il popolo

Le commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato hanno approvato l’articolo 31 del “ddl Sicurezza”, un disegno di legge promosso dal governo di Giorgia Meloni che vorrebbe intervenire sul contrasto al terrorismo e alla criminalità organizzata, e sui controlli di polizia. L’articolo 31 è stato molto contestato dalle opposizioni, ma non solo, perché aumenta i poteri dei servizi segreti senza prevedere su di essi alcun maggiore controllo. Prima che diventi legge servirà in ogni caso il voto favorevole di Camera e Senato, ma l’approvazione in commissione mostra già le intenzioni della maggioranza che sostiene il governo.

L’articolo 31, intitolato “Disposizioni per il potenziamento dell’attività di informazione per la sicurezza”, modifica la legge del 2007 che aveva riformato, in Italia, il sistema dei servizi segreti civili e militari. In sintesi, la nuova norma darebbe maggiore potere alle agenzie dei servizi segreti italiani (l’AISE e l’AISI, che si occupano rispettivamente di sicurezza esterna e interna), tra le altre cose per ottenere dalle pubbliche amministrazioni e dalle società pubbliche informazioni riservate. Chi la contesta sostiene che sia scritta in modo troppo generico, e che in questo modo i servizi segreti potranno disporre di molte informazioni delicate e dati personali gestiti dalle pubbliche amministrazioni, senza limiti adeguati e senza garanzie per la tutela della privacy.

L’articolo in questione tra le altre cose dice che «le pubbliche amministrazioni, le società a partecipazione pubblica o a controllo pubblico e i soggetti che erogano, in regime di autorizzazione, concessione o convenzione, servizi di pubblica utilità sono tenuti a prestare al DIS (il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, ndr) all’AISE e all’AISI la collaborazione e l’assistenza richieste, anche di tipo tecnico e logistico, necessarie per la tutela della sicurezza nazionale».

Poi aggiunge che «il DIS, l’AISE e l’AISI possono stipulare convenzioni con i predetti soggetti, nonché con le università e con gli enti di ricerca, per la definizione delle modalità della collaborazione e dell’assistenza suddette. Le convenzioni possono prevedere la comunicazione di informazioni ai predetti organismi anche in deroga alle normative di settore in materia di riservatezza».

Attualmente i servizi segreti possono chiedere una collaborazione alle pubbliche amministrazioni, che a loro volta però possono rifiutarsi opponendo limiti di legge, come quello della tutela della privacy. La norma in esame rende invece obbligatoria la collaborazione e anche l’assistenza, in deroga ai vincoli di riservatezza previsti dalla normativa di settore, e amplia i soggetti tenuti a prestare collaborazione e assistenza, estendendo l’obbligo alle società a partecipazione pubblica o a controll

Se il disegno di legge venisse definitivamente approvato con l’articolo 31 nella sua attuale formulazione, le pubbliche amministrazioni saranno obbligate a fornire ai servizi segreti tutti i dati che chiedono, in nome di una generica «tutela della sicurezza nazionale» e anche in violazione della normativa sulla privacy.

Un esempio degli aspetti critici dell’articolo 31 è che per come è scritto obbligherebbe anche le università e gli ospedali a dare informazioni private e coperte da riservatezza su studenti e pazienti. E che sempre a causa di questa eccessiva vaghezza i servizi segreti avrebbero il potere di ottenere informazioni riservate anche dalle procure. In assenza di maggiori precisazioni, al momento è difficile capire se verranno introdotte ulteriori norme per limitare in qualche modo l’accesso dei servizi segreti alle informazioni gestite da questi uffici.

Roberto Scarpinato, ex magistrato antimafia e senatore per il Movimento 5 Stelle, ha fatto degli esempi concreti: «Grazie all’indeterminatezza della norma gli agenti potranno pretendere di avere accesso alle banche dati dei dipendenti, chiedere alle università le attività e gli orientamenti culturali di docenti o studenti, così come i medici ospedalieri dovranno fornire le cartelle cliniche dei pazienti».

Un’altra parte dell’articolo mette a regime alcune disposizioni introdotte dal 2015 in via transitoria e poi via via prorogate. Come spiega un dossier del Senato, una delle disposizioni che si vogliono rendere permanenti è quella che estende a una serie di reati con finalità di terrorismo «le condotte scriminabili, previste dalla legge come reato, che tuttavia il personale dei servizi di informazione per la sicurezza può essere autorizzato a porre in essere». Le condotte “scriminabili” sono quelle che si possono rendere non perseguibili penalmente in presenza di una valida giustificazione: significa quindi che i membri dei servizi segreti possono essere autorizzati a compiere determinate azioni che normalmente costituirebbero un reato, senza essere perseguiti penalmente.

Queste condotte scriminabili che diventerebbero permanenti sono per esempio la partecipazione ad associazioni sovversive, l’arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale e la banda armata. A queste l’articolo 31 del ddl sicurezza ne aggiunge di nuove: direzione e organizzazione di associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico, detenzione di materiale con finalità di terrorismo, fabbricazione o detenzione di materie esplodenti, istigazione a commettere delitti di terrorismo o crimini contro l’umanità.

Nell’interpretazione di Scarpinato l’articolo 31 dà la possibilità agli agenti dei servizi segreti «non solo di infiltrare, ma addirittura di dirigere delle associazioni terroristiche». Una preoccupazione simile era già stata espressa dai familiari delle vittime delle stragi di mafia e di terrorismo, che hanno parlato di una «licenza criminale» attribuita ai servizi, i cui membri in passato sono stati condannati in vicende giudiziarie che hanno riguardato attentati, stragi, progetti eversivi.

Alcuni deputati e senatori hanno detto che l’articolo 31 eliminerebbe il segreto istruttorio, quello che tutela le indagini della magistratura; altri hanno parlato del rischio che si arrivi a una schedatura di massa dei cittadini. Le opposizioni hanno infine criticato il fatto che l’ampliamento dei poteri dei servizi segreti non sia accompagnato da un rafforzamento dei poteri del COPASIR, organismo parlamentare che si occupa di controllarne le attività e di verificare che siano svolte nel rispetto delle leggi e nell’interesse della nazione.

Governo e maggioranza hanno invece respinto ogni accusa. Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, ha detto di non ravvisare nessuno dei rischi nominati dalle opposizioni: «Noi andiamo avanti sia con il provvedimento, sia con l’articolo 31. Se ne facciano una ragione».

04 apr 2025

I dazi di Trump. L'elenco e commenti
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I dazi di Trump. L'elenco e commenti.

Le voci della tabella presentata da Trump: la lista completa dei Paesi, con tutte le percentuali. L’esempio dell’Iva, considerata un dazio

Trump, i nuovi dazi Usa: la tabella paese per paese
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Il presidente Donald Trump alle 22 (ora italiana) del 2 aprile, dal Giardino delle Rose della Casa Bianca, ha sferrato il suo attacco al mondo, annunciando i «dazi reciproci» che gli Stati Uniti introdurranno nei confronti di tutti i Paesi del globo terracqueo. Lo ha fatto con i suoi consueti toni e davanti alla stampa riunita, illustrando le cifre abbinate a ogni singolo Paese attraverso una tabella con l’elenco delle nazioni «colpite» dai provvedimenti e relative tariffe che, in realtà, non saranno completamente reciproche.

Nel corso del suo speech, Trump ha detto anche che i dazi sarebbero stati in vigore a partire dalla mezzanotte, ma, subito dopo, la Casa Bianca ha precisato che le tariffe saranno effettive tra il 5 e il 9 aprile, in una sorta di calendario scaglionato. Sabato 5 aprile, alle 6, ora italiana, entreranno in vigore i dazi del 10%; mentre mercoledì 9 aprile, alla stessa ora, quelli di oltre il 10% imposti sui beni importati negli Stati Uniti da Paesi come Cina e Unione Europea.

Innanzitutto, proviamo a capire qual è il criterio adottato dall'amministrazione Trump e che ha portato a questo elenco. La Casa Bianca ha applicato un calcolo molto semplice: dazio pari alla metà di quello subito dagli States da parte dei vari Paesi. Secondo questo criterio, in cima alla lista delle imposizioni doganali è finita la Cina, che impone dazi del 67% e verrà dunque colpita da tariffe del 34%. Contro l'Unione europea, che protegge secondo Trump la sua produzione, compresa quella italiana, con gabelle del 39%, e che per il presidente ha «derubato» l’America, gli Usa reagiscono ora con tariffe del 20%

Poi, ci sono Taiwan (32%), Giappone (24%), India (26%), Corea del Sud (25%), Svizzera (31%), fino al Regno Unito. Londra è destinataria di un aumento dei dazi pari solo al 10%, in linea con quelli adottati nei confronti degli Stati Uniti. Alcuni Paesi, invece, sono colpiti in maniera davvero eccezionale. Quello più «tartassato», con il 46%, è il Vietnam, che ha un surplus commerciale di 123,5 miliardi di dollari con gli Stati Uniti. Il Vietnam, però, è diventato negli anni un centro di produzione di scarpe da corsa, abbigliamento sportivo e outdoor ad alta tecnologia: nel Paese asiatico i marchi hanno cercato di ridurre l'esposizione alla Cina.

A partire da Nike. Il celebre marchio di abbigliamento sportivo dipende, infatti, fortemente dal Vietnam. Secondo il suo rapporto annuale, Nike ha prodotto nel Paese asiatico il 50% delle sue calzature e il 28% dei suoi capi di abbigliamento nell'anno finanziario 2024. La rivale Adidas, invece, è un po' meno esposta e conta sul Paese asaitico per il 39% delle sue calzature e il 18% dei suoi capi di abbigliamento. L’attacco commerciale al Vietnam è, per noi, un ottimo esempio per raccontare l’altra faccia della medaglia delle scelte di Trump. Spostare la produzione dal Vietnam non è una questione semplice per i brand sportivi. Anche altri Paesi del Sud-Est asiatico, come la Cambogia e l'Indonesia, hanno infatti subito dazi (rispettivamente del 49% e del 32%). L'aumento delle tariffe verso i prodotti importati dal Vietnam, dunque, costringerà nell’immediato i marchi ad assorbire costi maggiori e, probabilmente, ad aumentare i prezzi. Prezzi che pagheranno, alla fine, i cittadini americani. E questo non avverrà, ovviamente, solo per le sneakers (leggi qui un altro esempio: il caso delle lavatrici).

I conti «sbagliati» di Trump

Le argomentazioni di Trump sono indubbiamente accattivanti per il suo elettorato, ma le accuse che muove non partono da dati sempre reali. Ad esempio, quando dice che l’Unione Europea impone dazi sulle merci degli Stati Uniti del 39% sbaglia. Non esiste un dato unico e assoluto sui dazi medi tra Ue e Stati Uniti, perché il calcolo varia a seconda dei criteri usati. Tuttavia, spiega la Commissione Ue, se si considera l'effettivo scambio di merci tra Ue e Usa, in pratica l'aliquota tariffaria media su entrambe le parti è di circa l'1%. Nel 2023, gli Stati Uniti hanno riscosso circa 7 miliardi di euro di tariffe sulle esportazioni dell'Ue e l'Ue ha riscosso circa 3 miliardi di euro sulle esportazioni statunitensi.
La Casa Bianca per arrivare alle percentuali annunciate nel Giardino delle Rose, ha preso il valore del disavanzo commerciale tra gli Stati Uniti e quello ad esempio della Ue, lo ha reso con una percentuale rispetto al totale delle importazioni dalla Ue, e poi ha diviso per due. Quindi, se nel 2024 gli Stati Uniti hanno esportato merci verso l’Ue per oltre 370 miliardi di dollari e ne hanno importate per quasi 606 miliardi, il disavanzo commerciale è di circa 236 miliardi, ovvero il 39% delle importazioni, che diviso per due fa circa quel 20% di dazio che troviamo nella tabella di Trump.
Ma i conti di Trump hanno una grossa pecca: non considerano i servizi, cosa che riduce molto il disavanzo.

E poi c’è il discorso Iva. Su quelle merci, infatti, noi paghiamo l’Imposta sul valore aggiunto, che, come la sales tax Usa, non fa distinzioni sulla provenienza delle merci. Nei giorni che hanno preceduto il roboante annuncio nel Giardino delle Rose, Trump ha usato l’Iva come uno degli argomenti per spiegare la sua «guerra commerciale». Secondo la sua idea, «l’Iva è un dazio» e come tale è un’imposta che contribuisce a spiegare il disavanzo commerciale degli Stati Uniti con l’Unione europea (236 miliardi di dollari nel 2024). In sostanza, la sua idea (ma non solo sua, va detto), è che un sistema di imposta sul valore aggiunto fornisca sussidi alle esportazioni e agisca come una tassa sulle importazioni. Questo, semplicemente, non è vero.

Per capire bene dove sta l’«inciampo» di Trump bisogna tenere presente che un dazio è un’imposta diretta a colpire solo i beni importati in un Paese col fine di scoraggiarne il consumo e renderli dunque più costosi dei beni prodotti internamente al Paese stesso. I dazi sono, dunque, uno strumento di politica protezionista. L’Iva, invece, è un’imposta che tassa nello stesso modo tutti i beni consumati all’interno di un Paese. Insomma, non fa distinzione sulla provenienza del bene (per intenderci, un elettrodomestico importato dagli Stati Uniti è appesantito dalla stessa Iva che grava su un elettrodomestico prodotto in Italia). Dunque, non vi è nella sua applicazione nessun intento di limitare le importazioni. E’ però importante sottolineare che se noi, come vorrebbe Trump, non imponessimo l’Iva ai prodotti made in Usa come la imponiamo ai beni prodotti in Italia, saremmo nella paradossale situazione di privilegiare le merci importate. Queste, infatti, sarebbero meno costose di quelle prodotte in Italia e, di fatto, godrebbero addirittura di una sorta di sussidio di Stato.

L’elenco di tutti i Paesi colpiti dai dazi

Ecco l’elenco completo dei Paesi colpiti dai dazi americani, rigorosamente in ordine alfabetico:
Algeria 30%
Angola 32%
Bangladesh 37%
Bosnia Erzegovina 36%
Botswana 38%
Brunei 24%
Cambogia 49%
Camerun 12%
Ciad 13%
Cina 34%
Corea del Sud 26%
Costa d’Avorio 21%
Filippine 18%
Fiji 32%
Giappone 24%
Giordania 20%
Guinea Equatoriale 13%
Guyana 38%
India 27%
Indonesia 32%
Iraq 39%
Isole Falkland 42%
Israele 17%
Kazakistan 27%
Laos 48%
Lesotho 50%
Libia 31%
Liechtenstein 37%
Macedonia del Nord 33%
Madagascar 47%
Malawi 18%
Malesia 24%
Mauritius 40%
Moldova 31%
Mozambico 16%
Myanmar 45%
Namibia 21%
Nauru 30%
Nicaragua 19%
Nigeria 14%
Norvegia 16%
Pakistan 30%
Repubblica Democratica del Congo 11%
Serbia 38%
Sudafrica 31%
Sri Lanka 44%
Svizzera 32%
Siria 41%
Taiwan 32%
Thailandia 37%
Tunisia 28%
Unione Europea 20%
Vanuatu 23%
Venezuela 15%
Vietnam 46%
Zambia 17%
Zimbabwe 18%


04 apr 2025

Spagna. 3000 euro di multa su uova per autoconsumo
pubblicato da: Web Master

Spagna. 3000 euro di multa su uova per autoconsumo


Nelle zone rurali della Spagna, molte persone scelgono di avere un piccolo numero di galline e altri volatili in casa, una pratica molto comune per ottenere uova per autoconsumo. A seconda dell'utilizzo di questo alimento di origine animale, si dovranno seguire diverse procedure, secondo la legge.

Dopo la pubblicazione del Real Decreto 637/2021, del 27 luglio, che stabilisce le norme fondamentali per la gestione degli allevamenti avicoli, chiunque possieda galline è obbligato a registrarle, anche se sono solo per autoconsumo.

Nel caso in cui si ometta la registrazione di volatili come le galline per autoconsumo, si commette una infrazione lieve, per cui la multa o sanzione potrebbe andare da 600 a 3.000 euro.

https://www.eleconomista.es/actualidad/noticias/13272849/03/25/la-ley-recoge-obligaciones-para-los-huevos-de-autoconsumo-multas-de-hasta-3000-euros-para-quienes-tengan-gallinas-sin-registrar.html


Commento. Anche in Spagna, così come in America iniziano ad esserci problemi importanti su alimenti molto usati come le uova. Ovviamente il problema è per coloro che non registrano le galline. Ma avete provato cosa significa registrare le galline? Anche in Italia esiste una legge simile, solo che per ora non viene applicata, ma se un domani dovessero decider?

Bisogna avvisare l'asl, comunicare il tipo di gallina e se le uova sono per proprio consumo o se si danno ad altri. Ci sono tutta una serie di regole per come deve essere costruito e gestito il pollaio. In più si viene considerati "azienda" dal momento in cui si registra anche una sola gallina e, di conseguenza, possono esserci ispezioni di vario tipo...

La deriva sul cibo è dietro la porta...